In Italia le più diffuse sono la Certificazione LEED (Leadership in Energy and Environmental Design), nata negli Stati Uniti ma che vede una continua diffusione a livello mondiale, e la certificazione basata sul Protocollo ITACA, anch’essa nata in Italia.

Partendo da uno stesso obiettivo, queste due certificazioni sviluppano, più o meno, le stesse tematiche, per poi differenziarsi molto per il sistema di certificazione e di valutazione dei requisiti.

Anche i manuali di riferimento sono diversi sia per contenuti che per riferimenti.

Un po’ di storia

Negli Stati Uniti, nel 1962 venne pubblicato Silent Spring, scritto da quella che fu definita come la “madre dell’ambientalismo”, Rachael Carson.

A quel tempo la parola «ambiente non faceva parte in nessuna sfida politica» (dall’introduzione di Al Gore al testo di Silent Spring), e cominciò a delinearsi proprio grazie anche alla denuncia di Rachael Carson sull’uso massiccio di pesticidi e sul serio pericolo che causano a flora e fauna e alla salute stessa dell’uomo – evidente connessione tra popolazione e sfruttamento delle risorse.

Si cominciarono a monitorare i dati sui meccanismi ecologici e biologici.

Dal 1968 nacquero le prime conferenze nazionali e internazionali sulle problematiche ambientali, in connessione con le attività antropologiche, oltre che associazioni non-profit, non governative e governative, tra cui l’EPA (Environmental Protection Agency) nel 1968, Amici della Terra nel 1969, Greenpeace in Canada nel 1971, il Worldwatch Institute negli USA nel 1975, ecc.

I limiti sullo “sfruttamento ambientale”, però, andavano in conflitto con i bisogni e le problematiche dei paesi poveri, che denunciavano, invece, una gestione sbagliata delle risorse.

Il 1987 è una data storica con il Rapporto Brundtland (meglio conosciuto come Our Common Future), a cui segue, nel 1992, il Summit della Terra, tenutosi a Rio dei Janeiro.

Finalmente, il valore ambientale trovò dei punti d’incontro con il valore sociale, fino ad allora rimasto in contrasto.

La definizione, data da Gro Harlem Brundtland, medico e primo ministro di Norvegia, al concetto di “sviluppo sostenibile” fu associata a tre grandi pilastri imprescindibili: quello ambientale, quello economico e quello sociale.

Dagli anni ’90 fino ad oggi, associazioni e governi, partendo dalla definizione di sostenibilità, cominciarono a sviluppare in edilizia alcune grandi certificazioni di sostenibilità ambientale.

Certificazione LEED

Nel 1993 nasce negli USA il USGBC (U.S. Green Building Council), organizzazione non-profit, che nel 1998 lancia il progetto pilota LEED Version 1.0. L’ente che promuove LEED in Italia è il GBC Italia, con sede a Rovereto. La certificazione LEED approfondisce 6 grandi tematiche a cui il progettista deve attenersi in fase di progettazione e di costruzione dell’edificio.

1. SITO SOSTENIBILE

La scelta del sito di progetto deve ridurre la domanda di trasporti, minimizzare l’impatto di cantiere, dell’inquinamento luminoso e sull’ecosistema acquatico. Inoltre, premia i progetti rivolti a bonificare siti inquinati e abbandonati.

2. EFFICIENZA NELL’USO DI ACQUA

Si incoraggiano le misure volte a raggiungere un risparmio nell’acqua potabile, con sistemi di riduzione per gli apparecchi sanitari e per l’irrigazione.

3. ENERGIA E ATMOSFERA

La domanda sul risparmio energetico è relativa non sono ai sistemi di climatizzazione, ma anche all’illuminazione interna ed esterna, alla ventilazione e all’uso di apparecchiature elettriche. L’uso di fonti rinnovabili e un monitoraggio dopo l’occupazione degli utenti completano questa grande categoria.

4. MATERIALI E RISORSE

I materiali richiesti per il rispetto di tale requisito sono quelli con contenuto di riciclato, derivanti da fonti rapidamente rinnovabili (non più di 10 anni), regionali e da riuso. Qui sono specificati anche i piani per la gestione corretta dei rifiuti in fase di cantiere e di occupazione.

5. QUALITÀ DELL’ARIA INTERNA

Viene richiesto di rispettare non solo l’emissione di sostanze tossiche dei materiali (ad esempio, i VOCs, Volatile Organic Compounds), ma anche un’adeguata ventilazione in fase di cantiere e dopo l’occupazione. La vista verso l’esterno e l’illuminazione naturale completano quella che dovrebbe essere la qualità della vita all’interno dei nostri edifici.

6. INNOVAZIONE NELLA PROGETTAZIONE

Questo criterio permette al progettista di incrementare ulteriormente la sostenibilità con particolari innovazioni di progetto.

Certificazione ITACA

Approvato dalla Conferenza delle Regioni nel 2004, tale strumento è stato sviluppato a partire dalla metodologia del Green Building Challenge ed è indirizzato agli edifici residenziali di nuova costruzione o soggetti a ristrutturazioni importanti.

Le aree di valutazione sono 5, come indicato di seguito.

1. QUALITÀ DEL SITO

Le strategie richieste sono volte alla scelta del sito (sono preferibili siti già urbanizzati e aree da riqualificare e/o bonificare). Vengono prese in considerazione l’accessibilità ai servizi, la vicinanza alle infrastrutture e ai trasporti pubblici.

2. CONSUMO DI RISORSE

Si considera non solo la domanda di energia primaria e per l’acqua calda sanitaria, ma anche l’eventuale uso di fonti rinnovabili. I materiali devono essere scelti con bassa “energia grigia”, quindi si privilegia il riuso, i materiali riciclati e da fonte rapidamente rinnovabile. Interessanti sono le indicazioni per una progettazione che tenga conto di un futuro “disassemblaggio” dell’edificio. Sul consumo di risorse sono incluse le strategie che limitano l’acqua per usi indoor e per l’irrigazione.

3. CARICHI AMBIENTALI

Sono le emissioni inglobate nei materiali da costruzione, quelle previste in fase operativa per l’esercizio annuale dell’edificio e le acque reflue prodotte, che bisogna minimizzare attraverso la minor quantità di affluenti in fognatura con il recupero di acqua piovana e la permeabilità al suolo. Sono inclusi in quest’area anche l’effetto “isola di calore” in copertura e nelle aree esterne pavimentate. In LEED il tema viene affrontato nella categoria Sito sostenibile.

4. QUALITÀ AMBIENTALE INDOOR

Si garantiscono il corretto ricambio d’aria, il controllo sul gas radon, il benessere termoigrometrico e il comfort termico, il benessere visivo, con livelli adeguati di illuminazione naturale, quello acustico, attraverso l’isolamento dell’involucro edilizio tra partizioni esterne, e quello elettromagnetico, con una riduzione dell’esposizione dell’occupante.

5. QUALITÀ DEL SERVIZIO

Con questo criterio si vuole garantire l’integrazione dei sistemi domotici, ma anche un mantenimento dei sistemi di involucro e la disponibilità della documentazione tecnica dell’edificio per facilitare la manutenzione da parte dell’utente.